Ape volontaria, arrivano gli arretrati

Paterniano Del Favero
Settembre 10, 2017

Il decreto riguarda l'Anticipo pensionistico (Ape) volontario. Non tanto per la pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale -che come abbiamo visto è imminente- quanto per la mancanza di un accordo quadro con Abi e Ania (le banche e le assicurazioni) per definire il tasso di interesse sul finanziamento e la misura del premio assicurativo che copra il rischio di premorienza. "Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra il primo maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto possono richiedere, entro 6 mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla suddetta data di maturazione dei requisiti".

Di certo Matteo Salvini non è stato mai molto "tenero" con la riforma pensioni visto che, in sua opinione, non ha mai superato appieno lo "scempio della riforma Fornero".

Ape sta per Anticipo finanziario a garanzia pensionistica.

Per ottenere l'Ape l'interessato, o gli intermediari autorizzati, devono presentare all'Inps domanda di certificazione del diritto e domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge.

Dopo 20 anni dal pensionamento la restituzione termina e la pensione diventa "normale".

Al lavoratore spetta la facoltà di decidere la percentuale di pensione da anticipare e la durata dell'anticipo pensionistico, mentre la normativa stabilisce i tetti massimi di anticipo richiedibile, a seconda della durata del prestito. Le lavoratrici continuano a premere per un abbassamento dell'età anagrafica per andare in pensione piuttosto che uno sconto sui contributi da versare per arrivare a usufruire dell'Ape social.

Al via l'Ape volontaria, la possibilità di uscire dal lavoro in anticipo - a 63 anni e con 20 anni di contributi, fino a tre anni e sette mesi prima della pensione di vecchiaia - con un prestito pensionistico, erogato dalle banche e coperto da una polizza assicurativa. Si tratta di riportare in vigore il meccanismo Prodi, messo a punto nel 2000, che, rispetto all'inflazione, rivaluta al 100% le pensioni sotto i 1.500 euro (3 volte il minimo), al 90% quelle tra i 2.000 e i 2.500 (da 4 a 5 volte) e al 75% quelle che vanno oltre. Se il pensionato muore prima di aver finito di restituire il prestito l'assicurazione paga il debito residuo e l'eventuale reversibilità viene corrisposta senza decurtazioni.

Condizioni del tutto differenti, insomma, che andranno ad incidere sulla rata da pagare per andare in pensione anticipata, e questo in base al periodo in base al quale saranno perfezionati i requisiti e verrà erogato il finanziamento. L'obiettivo è quello di raggiungere un Taeg del 3,2%.

Rimane invece aperta la discussione sull'ulteriore aumento dell'età pensionabile a 67 anni che dovrebbe scattare dal 2019. Il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, considera "minimale" l'intervento a favore delle lavoratrici ma giudica "positiva" la disponibilità a un incontro "prima che la legge di bilancio venga incardinata".

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