Tre casi di Chikungunya ad Anzio: il virus trasmesso dalla zanzara tigre

Barsaba Taglieri
Settembre 9, 2017

È allarme Chikungunya ad Anzio dopo i tre casi scoperti.

Una malattia virale che scatena febbre acuta, trasmessa dalla puntura di zanzare tigre infette e per la quale non esistono vaccini. A seguito dell'individuazione delle aree a rischio, è stata immediatamente predisposta la disinfestazione, con la Regione che ha inviato i Medici di Medicina generale nella zona, invitando chiunque manifesti i primi sintomi a recarsi presso le strutture ospedaliere. "La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un'epidemia in Indonesia forse attribuibile allo stesso agente virale - si legge ancora - a partire dagli anni Cinquanta, varie epidemie di chikungunya si sono verificate in Asia e in Africa". Al massimo, nei casi più gravi, si segnalano emorragie che vengono superate abbastanza facilmente. Le tre persone contagiate sarebbero ora in via di guarigione, anche se per precauzione sono state bloccate le donazioni di sangue per ventotto giorni per tutti coloro che hanno soggiornato nel comune. A confermarlo è l'Istituto superiore di sanità. L'Istituto superiore di sanità ha anche detto che "il rischio complessivo di un'ulteriore diffusione è considerato basso a livello regionale e molto basso a livello nazionale ed internazionale".

I tre pazienti di Anzio hanno avvertito i primi sintomi nel mese di agosto e nessuno di questi ha dichiarato di essere stato all'estero nei 15 giorni precedenti alla loro comparsa.

La chikungunya è davvero così pericolosa? Come con la dengue, la malattia non ha una cura - si possono solo curare i sintomi e aspettare che passi - né un vaccino. Dopo un periodo di incubazione che va dai 3 ai 12 giorni, il soggetto infetto presenta febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e artralgia. Si tratta di una malattia che provoca febbre, eruzioni cutanee e dolori articolari molto forti, molto raramente invece porta alla morte. Il presidente nazionale della Fidas (la federazione di associazioni di donatori di sangue) e membro del direttivo del centro nazionale sangue, spiega che non c'e' quindi alcun motivo per temere un contagio. Ha spiegato Gianni Rezza (Iss), che nel 2007 aveva lavorato sul focolaio che si diffuse in Emilia Romagna colpendo più di 250 persone. "Il sangue in Italia e' al massimo livello di sicurezza", ha poi garantito Aldo Ozini Caligaris.

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