Malaria, Sofia ricoverata con due pazienti infette

Barsaba Taglieri
Settembre 7, 2017

In quale luogo Sofia Zago è stata contagiata dalla malaria? A confermarlo è stata Nunzia Di Palma, direttrice dell'unità operativa di pediatria dell'ospedale di Trento. "Si tratta di casi di malaria aeroportuale" e "se il clima diventa equatoriale ci sono le condizioni per lo sviluppo di colonie di zanzare che trovano condizioni favorevoli".

Non hanno mai destato più di tanta preoccupazione i casi di Malaria in Italia, la malattia trasmessa dalle zanzare anofele infettate dal parassita Plasmodio.

La malattia ha un periodo di incubazione che varia dai 10 ai 15 giorni conteggiati dopo momento la puntura della zanzara infetta, al termine di tale periodo compaiono sintomi quali febbre alta, mal di testa, tensione di muscoli della nuca, brividi e sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea (fonte Cesmet). Anche la stessa dirigente del reparto pediatria Annunziata Di Palma. Sofia, la bambina deceduta poi a Brescia, era stata ricoverata nel reparto di pediatria dell'ospedale di Trento dal 16 al 21 agosto. Qui una prima volta le era stata diagnosticata una faringite e una seconda la malaria.

Rimane in piedi l'eventualità dell'errore clinico, di un contagio sangue-sangue avvenuto con la strumentazione medica. Anche per questo, la procura di Trento ha deciso di aprire un'inchiesta, ipotizzando il reato di omicidio colposo a carico di ignoti. Terzo punto da verificare, se gli elementi che è possibile raccogliere lo consentiranno, è come sia avvenuto il contagio, quindi se attraverso strumenti utilizzati per le cure o a causa della puntura di una zanzara.

Il primario esclude che vi sia stato un contagio ematico affermando che né Sofia né la famiglia proveniente da Burkina Faso abbiano subito interventi chirurgici e che tutti i prelievi effettuati ai pazienti avvengono tramite kit monouso. Questo strumento, forando il dito del paziente, permette la fuoriuscita di una piccola goccia di sangue che istantaneamente viene analizzata, con la restituzione immediata del livello di glucidi. Il caso è stato segnalato, come da prassi, anche al dipartimento di Malattia Infettive della regione, all'pIstituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute. Il ricovero è già di qualche giorno fa, ma la notizia è trapelata soltanto in queste ore, sull'eco della pioggia mediatica che si è scatenata dopo il caso di Trento.

"Il contagio - spiega - era legato al malfunzionamento di un apparecchio poi sostituito, non all'inadempienza o al cattivo uso fatto da qualche operatore".

"Non ci sono le condizioni" Cosa cercherete a Bibione? Eppure dal punto di vista scientifico sembrerebbe impossibile la diffusione della malaria con il contatto fra persone, a meno che non sia la zanzara a favorire questo contatto. "Per quel che riguarda il caso descritto nell'articolo - conclude - lo confermo, è stato verificato e pubblicato". "Certo, questo caso lo conosco bene". L'unica lezione che se ne può trarre è che con la globalizzazione dei viaggi e delle merci, può essere utile rinverdire nell'ambiente medico, le conoscenze riguardanti diagnosi e trattamenti non solo per la malaria ma anche per molte altre malattie tropicali trasmissibili. Chi appoggia questa tesi, ovviamente, sostiene che le Anopheles abitino alcune aree della nostra penisola.

Un'indagine che si preannuncia in salita. "Gli ispettori sono stati inviati a Trento proprio per fugare ogni dubbio e per scoprire la causa del contagio". Si tratta evidentemente di una forma di malaria cerebrale, ma delle forme più gravi, che è presente nei Paesi dell'Africa Sub-Sahariana, in Asia e in America del Sud.

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