Malaria, 2 casi in stanza vicino a bimba

Barsaba Taglieri
Settembre 7, 2017

Diverso è il caso dei viaggiatori che non fanno la profilassi necessaria e contraggono la malattia: "Sono ancora troppi gli italiani che partono per destinazioni a rischio sottovalutando i pericoli e che dunque non fanno la profilassi antimalarica, che consiste nella somministrazione di una compressa per tutto il periodo del soggiorno ed un periodo successivo". Se venisse confermato, sarebbe il primo caso in Italia da oltre trent'anni.

Quello che potrebbe essere successo è che qualcuno, di ritorno da un viaggio nelle zone colpite, abbia "portato" il plasmodio e sia stato punto da una anofele "nostrana" che a sua volta ha punto la bambina.

"Il 90% dei casi africani è di questo tipo, così come il 30-50% di quelli asiatici".

Solidarietà da Bibione ai genitori.

"Purtroppo non sappiamo dove abbiano alloggiato sul nostro litorale - aggiunge Scolaro - se in hotel o qualche campeggio". L'abbiamo dimessa il 16 agosto con un quadro stabile.

Scoperta a Trento, con trasferimento in elisoccorso agli Spedali civili di Brescia. E ci sono stati numerosi casi precedenti - scrive Grimoldi su Facebook - Sembra evidente che a portare in Italia malattie che da noi erano state debellate da decenni sono gli immigrati che arrivano dall'Africa. La ricerca sulla malaria non ha però goduto degli stessi benefici di altre malattie: negli anni dal 1990 al 1992, per esempio, per questa malattia sono stati spesi 58 milioni di dollari l'anno (a livello globale, fonte OMS), dei 56 miliardi di dollari spesi in ricerca sanitaria. In caso coincidessero si potrà parlare di contagio effettivo.

Un emocromo invece ha insinuato il sospetto di malaria e un supplemento di indagine ha rilevato la presenza del Plasmodium falciparum, una malaria delle più aggressive.

Proprio in quei giorni erano ricoverati nella struttura altre quattro persone affette da malaria in forma non grave: due dei tre figli minorenni della donna del Burkina Faso erano ricoverati proprio nel reparto di pediatria, dove Sofia è stata spostata per curare il diabete riscontratole. "La malaria non è trasmissibile da uomo a uomo e nessun altro paziente ha avuto dei sintomi riconducibili alla malaria".

E' iniziata con la febbre, come una semplice influenza, per poi condurla al coma e alla morte avvenuta lunedì scorso, 2 giorni fa. Al momento, in mancanza di ulteriori spiegazioni, l'ipotesi è che la bambina possa aver contratto la malattia durante un ricovero nel reparto di pediatria dell'ospedale Santa Chiara di trento dopo Ferragosto.

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