Calma e sangue freddo, la dottrina di Putin in Corea

Geronimo Vena
Settembre 7, 2017

Questa considerazione è stata espressa subito dopo che il governo della Corea del Sud ha dichiarato che un eventuale accordo con gli Stati Uniti per eliminare il limite di peso sulle proprie testate avrebbe sicuramente migliorato la possibilità di rispondere adeguatamente alla minaccia nucleare e missilistica del Nord Corea, dopo che Pyongyang ha condotto il sesto e il più grande test nucleare della sua storia appena due giorni fa. È quanto ha detto il presidente russo Vladimir Putin, all'indomani della riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, durante la quale gli Stati Uniti hanno fatto sapere che lunedì prossimo metteranno ai voti una risoluzione per nuove misure restrittive.

Il presidente russo si ritaglia dunque un ruolo di primo piano anche nella crisi coreana, incarnando un fondamentale contrappeso geopolitico agli Stati Uniti di Trump e all'Occidente tutto, compatto nel chiedere nuove sanzioni contro la Nordcorea.

Il presidente russo ha sostenuto che darà invece istruzioni al Ministero degli Esteri perché avvii un'azione legale. "Saddam aveva rinunciato alla produzione di armi di distruzione di massa ma nonostante questo e proprio con questa scusa l'Iraq è stato distrutto e Saddam Hussein è stato impiccato". Putin, riferisce l'agenzia Interfax, pur condannando i test condotti da Kim, è convinto che "insistere sull'isteria militare" per risolvere il problema sia "senza senso, un vicolo cieco". Putin ha aggiunto che le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (DPR e LPR) avevano abbastanza armi, comprese quelle sequestrate alla parte avversa. "C'è davvero qualcuno che pensa che solo per l'adozione di qualche sanzione, la Corea del Nord abbandonerà il percorso, intrapreso per creare armi di distruzione di massa?" "Rigorosamente parlando - ha detto Putin - la piena parità non significa 455 diplomatici Usa a Mosca ma altri 155 in meno". Un avvertimento che sembra essere rivolto in particolar modo alla Cina: "Il programma nucleare della Corea del Nord ha raggiunto una pericolosità senza precedenti - ha concluso l'ambasciatrice americana - e solo le azioni e le sanzioni più forti possono fermare il regime nordcoreano, che sta pregando per fare la guerra".

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