Permessi legge 104, servirà un preavviso di tre giorni

Paterniano Del Favero
Settembre 6, 2017

Non è un mistero, insomma, che dei permessi concessi dalla Legge si è spesso fatto un abuso (con i rischi che da tale abuso derivano, si legga tra l'altro Permessi 104: l'abuso porta al licenziamento per giusta causa).

Per i dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi della legge 104, o di quelli sulla donazione di sangue, spunta l'obbligo di comunicare le assenze "con un preavviso di 3 giorni, per garantire la funzionalità degli uffici e la migliore organizzazione dell'attività amministrativa". Quindi la proposta dell'Aran, l'Agenzia che rappresenta il governo nei negoziati, conferma la possibilità di usufruire dei 3 giorni di permesso previsti dalla legge 104 del 1992 per la tutela dei lavoratori con gravi disabilità o che assistono familiari con handicap. Secondo noi invece ad oggi sono i dipendenti ad aver subito abusi da parte del Governo, primo tra tutti il mancato rinnovo contrattuale, attendiamo ormai da quasi 8 anni!

Nei casi di "urgenza o necessità", scrive IlSole24Ore, il preavviso può essere ridotto. La proposta avanzata dall'ARAN, che concretizza gli indirizzi definiti dal ministro Madia, intende fare chiarezza su questo punto stabilendo un termine preciso che dovrebbe limitare la possibilità di abusi con richieste effettuate all'ultimo momento per permessi che non sempre sono utilizzati per gli scopi di assistenza previsti dalla legge.

Con la stipula del nuovo contratto potrebbe quindi scattare l'obbligo per i dipendenti statali di comunicare entro i 3 giorni precedenti l'assenza.

All'Aran appare inoltre "opportuno stabilire anche la possibilità di programmazione mensile della fruizione" dei permessi, quelli per la legge 104 come quelli per la donazione del sangue o del midollo osseo.

Attualmente la disciplina dei permessi, alcuni giorni al mese, è regolamentata da una circolare ministeriale del 2010 che prevede un 'congruo anticipo' per la richiesta dei permessi.

Viene quindi posta una clausola, guardando al diritto alla salute, per dare un margine di flessibilità, rispetto a quella che sarebbe la norma generale, a chi ha un difficoltà peculiare e certificata.

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