Gatta Cenerentola, è miracolo napoletano

Barsaba Taglieri
Settembre 6, 2017

Il risultato è un film elegante, ben costruito, coinvolgente, che mostra quanto sia cresciuta la professionalità di Mad Entertainment e dei quattro registi Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Dario Sansone e Marino Guarnieri. Il film è basato sull'omonima fiaba tradizionale partenopea, contenuta ne Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile. La storia ha come protagonista Cenerentola, una bambina che cresce all'interno di una nave enorme, chiamata Megaride, che è rimasta ancorata, per 15 anni, nel porto di Napoli. Suo padre, Vittorio Basile (Mariano Rigillo), è un ricco armatore e uno scienziato illuminato che desidera mettere a disposizione degli abitanti della sua città cultura e conoscenza.

Basile è un uomo che si fida di tutti, "anche di chi non dovrebbe", gli fa notare il suo amico bodyguard Primo Gemito (la voce è di Alessandro Gassmann), un uomo dal passato non facile e con una forte propensione al rischio, unita a tratti depressivi.

'Gatta Cenerentola' arriva a Palazzo (del cinema) e conquista tutti.

Una Napoli sospesa fra tradizione e modernità, con un tocco di cupa distopia, diventa lo scenario perfetto per l'incontro-scontro fra miseria e nobiltà, fra crimine e amore, fra ricatti e famiglia, sintomatico di una terra perennemente divisa fra la sua anima pura e appassionata e il cancro della malavita organizzata che continua a divorarla dall'interno.

Biennale Cinema
Biennale Cinema

Un doveroso plauso al reparto tecnico, capace di creare un'ampia e variegata gamma di personaggi e location grazie a un programma totalmente open source come Blender e a una tecnica mista di 2D e 3D denominata paint over.

Basta poco, però, un incidente (che poi non è tale) causato dalla terribile coppia formata da Salvatore Lo Giusto (Massimiliano Gallo) e da Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), a trasportare Cenerentola in un'età della cenere.

In definitiva, Gatta Cenerentola rappresenta una scommessa nobile, coraggiosa e originale all'interno del troppo spesso omologato panorama cinematografico nostrano. Una piccola grande opera fatta con cuore, dedizione e temerarietà, ennesimo segnale confortante della vitalità e della freschezza del sottobosco cinematografico italiano.

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