Chiede lo status di rifugiato ma viene fermato: "È un pirata"

Bruno Cirelli
Agosto 13, 2017

Dopo delinquenti comuni, stupratori, terroristi e spacciatori, della lista di chi prova furbescamente ad ottenere lo status di rifugiato, entrano a far parte anche i pirati.

I carabinieri del Ros, insieme ad agenti Digos, hanno arrestato un cittadino somalo appartenente al gruppo di pirati che nel 2011 abbordarono e sequestrarono la petroliera italiana Savina Caylyn. E' accusato di atti di pirateria, sequestro con finalità di terrorismo e detenzione illecita di armi da guerra.

Il riscontro positivo sulle impronte e il fatto insolito che l'uomo non avesse chiesto di risiedere all'interno del Cara hanno fatto scattare le ricerche e il somalo, bloccato dai poliziotti dell'Ufficio Immigrazione nel centro di Caltanissetta, è stato condotto presso il Cpr di Pian del Lago su disposizione del Questore Signer, che ha emesso un decreto di trattenimento, convalidato dal Tribunale di Caltanissetta. Uno di loro era Farah: non vi erano infatti membri dell'equipaggio africani, viene sottolineato nel provvedimento di fermo, quindi le impronte trovate dagli esperti del Ris carabinieri non possono che essere del giovane.

Nel 2011 50 pirati somali, con arme automatiche e lanciarazzi, avevano sequestrato la nave italiana con a bordo l'equipaggio composto da 17 indiani e 5 cittadini italiani.

La petroliera 'Savina Caylyn' dell'armatore napoletano "F.lli D'Amato Spa" - gemella della "Enrica Lexie" sulla quale nel 2012 furono fermati in India i marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre -, fu assaltata alle 5.30 dell'8 febbraio 2011 nel Golfo Persico.

Per prevenire i soliti buonismi e pentitismi ideologici, riproponiamo il contenuto di una drammatica telefonata fatta in quei giorni di orrore e violenza dal comandante Lubrano Lavadera alla moglie: "Se entro una settimana non si chiude la trattativa, qui a bordo inizieranno le torture sistematiche di tutti i membri dell'equipaggio. Siamo persone che sono andate a guadagnarsi il pane onestamente in un tipo di lavoro duro, pieno di sacrifici, sul mare".

Secondo gli investigatori il riscatto sarebbe andato in tutto o in parte a finanziare l'organizzazione terroristica islamista somala Al Shabaab, con la quale i pirati erano in combutta, e alla quale minacciavano di consegnare gli ostaggi.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE