Goletta verde: "Nostri mari sono malati cronici". Campania maglia nera

Bruno Cirelli
Agosto 11, 2017

L'allarme di Legambiente parte dai risultati degli studi di Goletta Verde, la nave dell'associazione che ha il compito di campionare le acque dei mari italiani.

Le rilevazioni di Golettaverde hanno preso in considerazione parametri microbiologici (presenza di enterococchi intestinali, Escherichia coli) e i livelli di soglia considerati sono quelli previsti nella normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010), con segnalazione di forte inquinamento per i valori superiori al doppio di questo limiti.

Purtroppo sembra che gli allarmi lanciati da Legambiente servano a poco, in quanto non sono stati riscontrati miglioramenti nei litorali di Lazio, Calabria, Campania e Sicilia, a 5 anni dalle prime segnalazioni.

Il Mar Mediterraneo non gode di ottima salute.

L'obiettivo è "individuare gli inquinatori e le ragioni dell'inquinamento che, come spesso accade, possono risiedere anche nei comuni dell'entroterra e non necessariamente in quelli costieri, che invece si trovano a subirne maggiormente gli effetti negativi" spiega Zampetti.

Dei 105 campioni di acqua risultati con cariche batteriche elevate, ben 86 (ovvero l'82 per cento) registrano un giudizio di "fortemente inquinato".

Le zone più inquinate risultano essere le foci di fiumi, torrenti, canali, fossi e punti di scarico: in tutto comprendono l'87% dei punti critici rilevati, mentre il restante 13% è relativo alle spiagge frequentate anche dai turisti. "In buona parte d'Italia, stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare" precisa Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente, la quale rivela: "I tecnici di Goletta Verde hanno avvistato solo 16 di questi cartelli informativi, presenti solo nel 9% dei punti". Per quel che riguarda invece i cartelli di divieto di balneazione, dei 91 punti vietati alla balneazione dalle autorità competenti, solo 23 presentano un cartello di divieto di balneazione. Senza contare che il 96% dei rifiuti galleggianti è plastica. Inoltre, "gli scarichi relativi a 577mila abitanti equivalenti inoltre non subiscono alcun trattamento depurativo" e solo il 54% di depuratori e impianti di trattamento risulta conforme.Eppure sull'Italia "pesano già due condanne e una terza procedura d'infrazione, che coinvolgono 866 agglomerati, di cui il 60% in sole tre regioni, Sicilia, Calabria e Campania", oltre a una salatissima multa: dal 1 gennaio 2017 dobbiamo pagare all'Europa 62,7 milioni di euro una tantum, a cui si aggiungono 347 mila euro per ogni giorno sino a che non saranno sanate le irregolarità.

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