PD lancia ipotesi aumento pensione minima a 650 euro

Paterniano Del Favero
Luglio 19, 2017

Si tratta, di conseguenza, di una sorta di paracadute pensionistico considerando il fatto che, per i giovani di oggi, che saranno i pensionati di domani, la prestazione sarà calcolata solo ed esclusivamente sulla base dei contributi versati, ragion per cui nella maggioranza dei casi l'importo mensile riconosciuto sarebbe nettamente inferiore, in percentuale, all'ultimo stipendio percepito prima di lasciare il lavoro. L'assegno scatterebbe anche per le pensioni anticipate. Ieri si è discusso di pensioni durante il seminario organizzato dal Partito democratico 'Non è una pensione per giovani - Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale', direttamente al Nazareno, che ha registrato le presenze del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, del vicesegretario del Pd Maurizio Martina e del responsabile per il lavoro nella segreteria del Pd Tommaso Nannicini.

"Il Pd farà una proposta, che studieremo e approfondiremo, sulla pensione di garanzia per i giovani, con un reddito minimo" e per "rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell'età pensionabile" con soluzioni diverse per tra chi sta totalmente nel contributivo e chi no, tenendo conto anche "delle diverse aspettative di vita" come previsto nel verbale d'intesa sulla fase uno visto che non tutti i lavori sono uguali.

Sulla riforma delle pensioni, dunque, si è riaperto un confronto tra il Pd, il Governo e i sindacati confederali. L'obiettivo finale è trovare un accordo in vista della prossima legge di Bilancio.

Una pensione di garanzia che presta attenzione alle fasce deboli, come le donne, e rivolta a chi svolge lavori faticosi. Secondo il consigliere di Palazzo Chigi si potrebbe "introdurre anche nel sistema contributivo l'integrazione ad un minimo presidenziale come c'è attualmente nel sistema retributivo". Oggi i contratti precari impongono di cambiare spesso occupazione e rendono discontinua la vita professionale, aprendo delle voragini nella storia contributiva dei lavoratori. Questo significa che le loro pensioni rischieranno di essere talmente basse da non garantire una vecchiaia dignitosa. E' una misura, ha spiegato Nannicini, che si rivolge "a chi è nel regime contributivo che non prevede un'integrazione al trattamento minimo".

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