Lavoro: in Italia è record di NEET. Aumenta anche la povertà

Paterniano Del Favero
Luglio 17, 2017

Acronimo inglese che sta per "Not (Engaged) in Education, Employment or Training".

La quota di giovani fra i 15 e i 24 anni che si collocano nella fascia neet è calata nella Ue all'11,5% dal 12% nel 2015. In questo, il nostro Paese è tristemente primo in classifica all'interno del Vecchio Continente. Non solo. Se praticamente tutti gli Stati membri dell'Ue hanno visto un miglioramento degli standard di vita tra il 2015 e il 2016, solo l'Italia al pari di Estonia e Romania hanno conosciuto un deterioramento. La fotografia dell'Italia 2017 è quella emersa dall'indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione. Sempre con riferimento al 2016, il tasso di disoccupazione in Italia (calcolato come percentuale sulla forza lavoro) si attesta sull'11,7%, oltre tre punti percentuali al di sopra di quello medio dell'Unione europea (8,5%), ma comunque decisamente meglio di Grecia (23,6%) e Spagna (19,6%). Ne consegue che i giovani italiani escono dalla famiglia e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media UE, che si arresta intorno ai 26 anni. Sono i giovani infatti quelli che tendono ad avere maggiori difficoltà nel trovare un posto di lavoro. Per i lavoratori con meno di 30 anni, il guadagno è in media inferiore del 60% rispetto a un lavoratore ultrasessantenne. E se la proporzione attuale tra lavoratori e pensionati oggi è 4 a 1, nel 2060 il rapporto sarà di 2 occupati ogni pensionato. Il report evidenzia che sono comunque le generazioni più giovani a soffrire di più."Guardando oltre il progresso sociale ed economico generale, le prove dimostrano un onere particolarmente elevato sulle generazioni più giovani, aggravato dall'invecchiamento demografico". Senza contare l'aumento di contratti atipici, che, senza ombra di dubbio, è un ulteriore handicap per i giovani.

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