Caporalato, schiavizzarono migranti nelle campagne del Salento: 15 condanne

Bruno Cirelli
Luglio 14, 2017

Gli imputati rispondono a vario titolo ed in diversa misura dei reati di: associazione a delinquere, finalizzata a reclutare cittadini extracomunitari clandestini (soprattutto ghanesi e sudanesi), impiegati per la raccolta di angurie e pomodori, presso la Masseria Boncuri nelle campagne neretine; sfruttamento e riduzione in schiavitù (come tenacemente richiesto, per quest'ultimo punto, dal Procuratore Aggiunto Mignone, nonostante il Tribunale del Riesame ritenesse tale ipotesi di reato insussistente). Tre anni sono stati inflitti a Marcello Corvo. La sentenza di primo grado del processo chiamato "Sabr" viene emessa dopo l'operazione anticaporalato che nel 2012 portò nel Salento all'arresto da parte dei carabinieri del Ros di imprenditori capi squadra e "caporali" di nazionalità straniera.

Per questa ragione da domani riparte luna nuova fase dell'impegno dell'associazione NO CAP, da me presieduta, per sensibilizzare i decisori politici a qualunque livello e promuovere e mettere in rete tutte le realtà economiche che già stanno già superando tutte le forme di "caporalato" dando vita a quel un nuovo modello di economia sociale di mercato atto a rimuoverne le cause profonde dando valore al lavoro e non al profitto e garantendo i bisogni della persona umana e non gli interessi della grande finanza internazionale. Per i nove tra caporali e capisquadra stranieri, invece, erano state invocate condanne tra i 17 e i 14 anni.

"Oggi le condanne da 3 ad 11 anni di reclusione per 12 di loro rende giustizia e verità a quei lavoratori sfruttati nelle campagne pugliesi. L'emozione è tanta, indescrivibile": questo il commento alla sentenza di condanna di Valentina Fragassi e Monica Accogli, rispettivamente segretarie generali di Cgil Lecce e Flai Cgil Lecce. Entrambe molto soddisfatte della decisione dei giudici hanno poi aggiunto: "Di certo ora siamo più determinati che mai, in prima linea ogni giorno al fianco dei lavoratori e di tutte le forze sane che si impegnano in questa importante lotta per la legalità". Alle parti civili inoltre è stato riconosciuto il risarcimento danni. "Un'onta beffarda, una scelta scellerata che è una delle peggiori che Nardò ha consegnato alla sua storia di città civile".

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