Banche venete: "La tutela dei risparmiatori prima di tutto"

Barsaba Taglieri
Giugno 29, 2017

Mittente il nuovo datore di lavoro, Intesa Sanpaolo. A Piazza Affari le banche brindano al perfezionamento dell'operazione di salvataggio delle venete e gli analisti, pressochè all'unanimità, promuovono la soluzione di una liquidazione ordinata e il venir meno di un significativo elemento di incertezza, che aveva pesato sulle recenti performance borsistiche. Dalla relazione tecnica al decreto legge approvato lo scorso 25 giugno si è appreso che il Tesoro ipotizza di chiudere la liquidazione di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza con un margine positivo di 700 milioni di euro, con recuperi tra crediti deteriorati e partecipazioni per 11,6 miliardi, a fronte di impegni per 10,9 miliardi.

Prima di tutto le cifre, visto che si sta pur sempre parlando di soldi.

Niente panico tra i clienti delle Banche venete "salvate" dal Governo e da Intesa San Paolo. "Un po' più di quei 5 miliardi che lo Stato versa adesso, con un conto approssimativo". "Con questa operazione noi mettiamo in sicurezza molte persone".

La Banca d'Italia ha nominato i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vincenza e Veneto Banca. E la Borsa gli dà ragione. Per Intesa Sanpaolo, che punta molto sulla gestione del risparmio, e' evidente che tutelare il risparmio e non creare sfiducia nei risparmiatori e' un elemento davvero strategico. La prima era la "ricapitalizzazione precauzionale" che avrebbe salvato l'integrità dei due istituti e saltata per l'indisponibilità del sistema bancario di sostenerne una parte dei costi; l'altra la "risoluzione" che avrebbe imposto l'azzeramento di azionisti, obbligazionisti e probabilmente dei conti correnti oltre i centomila euro. "Domenica sera il ministro dell'Economia, con il rigore che lo contraddistingue, ha citato i 17 miliardi come ipotetico impegno massimo che lo Stato avrebbe dovuto affrontare". Per chi ha riserve di liquidità e risparmi importanti (da 100.000 euro in su) MAI acquistare obbligazioni bancarie, e azioni bancarie, meglio fondi o panieri di investimenti. È nel gioco dell'imprenditoria, si dirà, una minima propensione al rischio. Ma perche' si configuri questo quadro bisognerebbe pensare che ci sia un recupero pari a zero su dieci miliardi di sofferenze, incagli e crediti ad alto rischio. Mentre non è previsto alcun rimborso per gli investitori istituzionali che detengono titoli subordinati. Alla chiusura di sportelli fa eco l'esodo di 3.900 lavoratori, anche questo messo nero su bianco. "Era l'unica operazione possibile, lo scenario alternativo di un fallimento sarebbe stato gravissimo per il Paese".

A proposito della questione relativa aiuti di Stato, Padoan ha sottolineato che "non sono vietati in Europa, purché vengano erogati rispettando regole precise". In sostanza, integrando le attività delle due banche venete, l'acquirente si ritroverà ad avere un rapporto fra capitale proprio e attività della banca più basso di quello attuale, e avrà bisogno di capitale aggiuntivo per ritornare alla soglia regolamentare (12,8% di Cet 1). L'input arrivato dai piani alti di Ca' de Sass ai manager è, comunque, di lavorare da subito pancia a terra per organizzare al meglio l'integrazione per far sì che la scommessa fatta non senza esitazioni possa trasformarsi presto in una fonte di ricchezza per l'intero gruppo.

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