Veneto Banca e Popolare di Vicenza, via libera del governo alla liquidazione

Senesio Mele
Giugno 26, 2017

E' una corsa contro il tempo quella per salvare le banche venete e garantire che lunedì mattina gli sportelli riaprano regolarmente, dopo che la Bce le ha dichiarate 'fallite'.

La riunione del Consiglio dei ministri tenutasi a Palazzo Chigi, che ha approvato il decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza, è durata soli venti minuti. "Il governo ha approvato il dl che consente il salvataggio delle due banche venete e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione". "Gli aiuti di Stato sono necessari per evitare una conseguenza economica in Veneto per la liquidazione delle banche", commenta la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager annunciando la decisione. Ma non solo. Questo intervento "molto urgente e necessario" garantisce "la buona salute del nostro sistema bancario che è cruciale per continuare sulla strada di una graduale ripresa che abbiamo finalemente imboccato".

L'AD di Intesa Carlo Messina ha dichiarato in una nota che l'offerta per rilevare le due banche venete è servita anche a prevenire il rischio di un più serio impatto sul settore e sull'intera economia italiana. "L'unica alternativa era la liquidazione disordinata o spezzatino che avrebbe completamente distrutto la capacità operativa delle due banche". A questi 4,785 miliardi di euro si aggiungerà "un ulteriore esborso di 400 milioni a coperture di garanzie attivate per fronteggiare i rischi legati al completamento della due diligence nei confronti dello stock delle sofferenze". Le due banche venete, ha spiegato Padoan, "continuano a operare di fatto come componenti del gruppo Banca Intesa: non c'è nessuna interruzione, a partire da domani, dell'attività normale di sportello". Mario Seminerio di Phastidio ricorda che così il governo mette sullo stesso piano 20 miliardi di garanzie, ovvero passività potenziali, con 17 miliardi di passività certe per la bad bank e che le misure per il salvataggio causeranno un aumento del debito-PIL. Ci sarà poi da rimpolpare il fondo esuberi di categoria, per sostenere le circa 4mila uscite che deriveranno dalla ristrutturazione dei due istituti nell'integrazione con Intesa. Seguiranno ora un decreto del Tesoro, con cui il cessionario e via XX settembre prenderanno atto del contenuto negoziale e l'indicazione dei commissari liquidatori da parte della Banca d'Italia.

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