M5s, firme false a Palermo: tutti rinviati a giudizio i 14 indagati

Senesio Mele
Giugno 24, 2017

Sono stati rinviati a giudizio i 14 indagati per la vicenda delle firme false per riuscire a presentare in tempo la lista del Movimento Cinque Stelle alle Comunali 2012 a Palermo. I deputati regionali sono Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio.

In seguito all'inchiesta, scaturita da un servizio realizzato lo scorso anno dalla Iena Filippo Roma, il gup Nicola Aiello ha proceduto con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati. Continuerò a sposare, come prima e più di prima, la causa del Movimento 5 Stelle e della Sicilia, ma fuori dal Parlamento. I Pm erano Claudia Ferrari e Bernardo Petralia.

I fatti risalgono alla notte del 4 aprile 2012: secondo la ricostruzione dei magistrati, il parlamentare nazionale Riccardo Nuti insieme a un gruppo ristretto di attivisti, dopo essersi accorti di un errore di compilazione - il Comune di nascita di un sostenitore che aveva firmato -, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni ricevute per correggere l'errore, scongiurando così il rischio di invalidare la presentazione delle candidature. La prima udienza del processo è stata fissata al 3 ottobre. Fra i quattordici indagati ci sono i tre deputati nazionali menzionati, due deputati regionali e un cancelliere del tribunale, oltre ad alcuni attivisti. L'ultimo indagato è Francesco Menallo, avvocato ed ex attivista grillino che consegnò materialmente le firme al pubblico ufficiale per l'autenticazione, che risponde dello stesso reato imputato a Scarpello.

Nuti avrebbe poi accettato di sfruttare le sottoscrizioni copiate. I reati contestati riguardano la violazione del testo unico regionale in materia elettorale. Intanto Giorgio Ciaccio annuncia che si dimette da deputato regionale e Claudia La Rocca annuncia che non si ricandiderà (era comunque impossibilitata a farlo perché sospesa dal M5S).

Si tratta dei deputati nazionali Riccardo Nuti (nel 2012 era candidato a sindaco) Giulia Di Vita e Claudia Mannino, dei deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca (che hanno detto la verità ai pm) e degli attivisti Samanta Busalacchi, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito, Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi e Pietro Salvino.

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