Lo stupratore è indigente: nessun indennizzo alla vittima, vietato rivalersi sullo Stato

Bruno Cirelli
Mag 19, 2017

Né dall'aggressore né dallo Stato. E quindi a lei non spetta neppure l'indennizzo dello Stato italiano. E il suo legale Stefano Commodo, che insieme al collega Gaetano Catalano ha seguito il caso, aggiunge: "Il Tribunale torinese ha applicato un'interpretazione restrittiva della sfera dei diritti". Il punto è che secondo i giudici, semplicemente, non ha fatto tutto ciò che era in suo potere per ottenere quel risarcimento direttamente dall'uomo che l'ha violentata. Era il 22 ottobre 2011 quando Roberta stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro. Roberta ha avuto solo la soddisfazione di vedere il suo aggressore dietro alle sbarre.

La vicenda - riportata sulle pagine locali del quotidiano La Stampa - ruota attorno alla direttiva Ce per la quale, nell'ottobre scorso, l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perché inadempiente nella sua applicazione. Negli stessi giorni in cui il giudice torinese negava l'indennizzo a Roberta, la Corte d'Appello civile del capoluogo lombardo condannava la Presidenza del Consiglio a risarcire con 220mila euro due donne, madre e figlia, vittime di rapina e stupro. La donna ha denunciato il suo stupratore che, successivamente, è stato individuato dagli inquirenti e condannato a scontare 8 anni e due mesi di carcere. La assale alle spalle, la violenta, poi la rapina. La vittima, infatti, sarebbe chiamata a dimostrare prima in tribunale il fatto che lo stupratore è indigente. I giudici di Torino però hanno respinto il ricorso, in quanto la donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non fosse in grado di pagare. Ma non è proprio così, visto che durante il processo l'uomo è stato dichiarato indigente e dunque impossibilitato a risarcirla economicamente per il danno che le aveva provocato (per quanto una qualsiasi somma in denaro possa realmente risarcire le donne che hanno subito violenza fisica).

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