Laureati, la metà pronta a trasferirsi all'estero

Senesio Mele
Mag 17, 2017

Il dato dell'ateneo scaligero è particolarmente significativo anche se confrontato con il rapporto riguardante i laureati del 2013, quando risultava occupato a un anno dal titolo il 60% dei laureati triennali. Si tratta di 1.541 di primo livello, 559 magistrali biennali e 740 a ciclo unico; i restanti sono laureati pre-riforma. La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 5,6% (contro il 3,5% a livello nazionale): il 4,6% tra i triennali e il 7,7% tra i magistrali biennali. Il 47% dei laureati ha svolto un'attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 47% tra i laureati di primo livello e il 52% tra i magistrali biennali. Un trend in cui si inseriscono perfettamente anche gli aspiranti professionisti sanitari: concludono nei tre anni previsti ben il 70% dei laureati delle professioni sanitarie. Il dato tiene conto anche del ritardo nell'iscrizione al percorso universitario (ritardo rispetto alle età "canoniche" dei 19 anni per la triennale e il ciclo unico e di 22 anni per la magistrale biennale), che tra i laureati del 2016 in media è pari a 1,5 anni. Il rettore è soddisfatti dei dati emersi sul fronte della formazione: l'85% dei laureati si dichiara pienamente soddisfatto della personale esperienza universitaria.

Le due indagini, presentate congiuntamente, hanno coinvolto complessivamente i laureati di 71 università italiane aderenti al Consorzio. E quanti si iscriverebbero di nuovo allo stesso corso presso lo stesso Ateneo?

La condizione occupazionale degli studenti Unife.

I DATI SULL'OCCUPAZIONE - L'Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 13.904 laureati dell'Università di Palermo.

A cinque anni, il 91% dei laureati magistrali biennali del 2011 è occupato. L'8% del complesso dei laureati 2016 ha sostenuto esami all'estero poi convalidati al rientro, e il 9% dei magistrali ha preparato lontano dall'Italia una parte significativa della tesi.

L'età media dei laureati magistrali biennali si attesta, come si è detto, sui 27,5 anni: 31,5 anni per le professioni sanitarie, 30,1 per il gruppo insegnamento e, all'opposto, tra 26 e 27 anni per i gruppi chimico-farmaceutico, economico-statistico, scientifico e ingegneria. A Genova tra i laureati triennali a un anno dalla laurea, il tasso di occupazione è del 73%, disoccupati al 19%. Sono il 68% dei laureati triennali e il 71% dei laureati magistrali biennali.

Alla voce "Tirocini, studio all'estero e lavoro durante gli studi" i laureati dell'ateneo varesino e comasco sono nella media rispetto agli altri: il 57% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi, 56% a livello nazionale e le esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) riguardano il 11% dei laureati, stesso valore a livello nazionale. Migliora anche l'inglese: la quota dei laureati con una conoscenza "almeno buona" di quello scritto si aggira attorno al 76% e raggiunge l'80% tra i laureati magistrali biennali. Tuttavia, il confronto con il 2008 risulta ancora penalizzante: di fatto il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato negli ultimi otto anni (dall'11% al citato 21% per i triennali e dall'11% al 20% per i magistrali biennali). Il lavoro risulta poi più stabile - aumentano, infatti, i contratti a tempo indeterminato e calano le attività autonome - e le retribuzioni registrano un lieve aumento. Il 54% ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo (a livello nazionale il 48%). Solo il 4,7% di laureati della nostra università sono disoccupati a 5 anni dalla laurea.

Il tasso di disoccupazione è pari al 7%. Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti) sono il 46%, mentre svolge un lavoro autonomo il 18%. Le retribuzioni arrivano a 1.351 euro mensili netti (1.405 dato nazionale).

Dove vanno a lavorare i "dottori made in Insubria"? L'83% dei laureati è inserito nel settore privato, il 12% nel pubblico. La restante quota, 1,8%, lavora nel non-profit.

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